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Avvocati esperti in sottrazione internazionale di minorenni.

La corretta interpretazione della Convenzione dell'Aja del 1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori.

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La Convenzione dell'Aja del 1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale, ha come principale obiettivo quello di assicurare il rientro del minore nel suo luogo di abituale residenza. Il genitore che ha sottratto non può opporsi al rientro, a meno che non riesca a dimostrare che il genitore che chiede il rimpatrio non esercitava effettivamente, al momento della sottrazione, il suo diritto di affidamento, oppure che il minore, qualora rientrasse, possa essere esposto ad una fonte di pericolo o ad una situazione intollerabile. 

Inoltre, il rimpatrio può essere rifiutato quando la richiesta di restituzione sia stata avanzata dopo un anno dalla sottrazione, oppure il minore (in età matura per essere ascoltato) abbia manifestato la sua volontà di non rientrare nel Paese di abituale residenza.

Tuttavia, non di rado alcuni tribunali nazionali interpretano tali regole discostandosi dai principi che hanno ispirato la comunità internazionale sia nei lavori preparatori della Convenzione sia nelle sessioni di lavoro della Conferenza de l'Aja di diritto internazionale privato, conclusesi con l'adozione dell'Atto finale recante il testo della Convenzione.

Tali principi, però, sono chiari e lasciano poco spazio all'interpretazione dei giudici nazionali, così come ribadisce il rapporto esplicativo della Convenzione, redatto dalla relatrice della Prima Commissione che curò la redazione della Convenzione, la giurista spagnola Elisa Pérez-Vera.

Secondo l'Explanatory Report, infatti, le eccezioni al ritorno del minore devono essere applicate in quanto tali. Ciò comporta prima di tutto che le eccezioni devono essere interpretate in senso restrittivo se si vuole evitare che la Convenzione diventi lettera morta. Infatti, la Convenzione si basa interamente sul rigetto unanime del fenomeno dei trasferimenti illeciti di minori e sulla convinzione che metodo migliore per combatterli, a livello internazionale, sia quello di non prevedere delle conseguenze giuridiche. L'applicazione di questo metodo richiede che gli Stati firmatari della Convenzione siano convinti di appartenere, nonostante le differenze, ad una stessa comunità giuridica, all'interno della quale le autorità di ogni Stato riconoscono che le autorità di uno di essi (quelle della residenza abituale del minore), sono in linea di principio le più indicate e legittimate a pronunciarsi sui diritti di affidamento e di visita. Per cui, un sistematico ricorso all'eccezioni citate, sostituendo così il foro della residenza del minore con il foro scelto dal sottrattore, farà crollare tutto l'edificio convenzionale, vuotandolo dello spirito di reciproca fiducia che l'ha ispirato.

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Pubblicato il 16 Febbraio 2016

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