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Ricorso contro il diniego del visto d'ingresso emesso dal Consolato Generale d'Italia a New York.

Il TAR del Lazio accoglie l'istanza cautelare sospensiva.

Ricorso contro il diniego del visto d'ingresso emesso dal Consolato Generale d'Italia a New York.

 

 

 

 

 

 

 

 

Con ordinanza n. 40/2016 dell'8 gennaio 2016, il TAR del Lazio (Sezione Terza Ter) ha accolto l'istanza cautelare di sospensiva proposta da una famiglia pachistana nei confronti dei provvedimenti di diniego del visto d'ingresso emessi dal Consolato Generale d'Italia a New York.

In particolare, la fattispecie in esame riguardava una famiglia di cittadini pachistani residenti negli Stati Uniti d'America, ai quali il Consolato Generale d'Italia a New York aveva negato il visto d'ingresso per motivi di turismo, motivando la decisione con l'impossibilità di determinare l'effettivo Paese di residenza dei richiedenti. Infatti, secondo il consolato italiano, i ricorrenti risiedevano a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, dove lavoravano, quindi avrebbero dovuto richiedere il visto al Consolato Generale d'Italia a Dubai. 

Contro tale decisione, i ricorrenti, rappresentati dall'Avv. Santaniello Luca, ricorrevano al TAR del Lazio, chiedendo l'annullamento dei provvedimenti di diniego, previa adozione di misure cautelari. Il ricorso si è fondato principalmente sull'art. 6 del Codice Visti, secondo il quale la domanda è esaminata e la decisione sul merito è presa dal consolato dello Stato membro competente nella cui giurisdizione il richiedente risiede legalmente. Quindi, avendo i ricorrenti dimostrato di risiedere negli Stati Uniti d'America (dove sono titolari di un permesso di soggiorno permanente, la cd. greencard) e che la loro residenza a Dubai era soltanto temporanea, il Consolato Generale d'Italia a New York avrebbe dovuto accogliere le domande di visto, in quanto territorialmente competente.

Con ordinanza collegiale, quindi, il TAR del Lazio ha accolto l'istanza cautelare, ordinando al Consolato Generale d'Italia a New York di riesaminare la posizione dei ricorrenti. Con la stessa ordinanza, il Ministero degli Affari Esteri è stato condannato a pagare le spese processuali dei ricorrenti per la fase cautelare.

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Pubblicato il 20 Gennaio 2016

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